giovedì 15 marzo 2007

Antonio Ferrara ferrara@dsalenia.it

Il congresso dei Democratici di Sinistra è avviato. Il dibattito sul progetto del Partito Democratico non riesce ancora ad appassionare i non addetti ai lavori perchè la discussione stenta ad individuare i valori fondanti di riferimento e i contenuti programmatici della nuova formazione del Partito Democratico.
La risposta usurata e abusata di un riferimento ai valori di un generico riformismo non rende compiuto e comprensibile il progetto politico.
Il nuovo partito, non può correre il rischio di nascere in queste condizioni, potrebbe ridursi ad un'operazione di vertice e non ad una ricomposizione unitaria prodotta dall' integrazione della rappresentatività sociale dei partiti fondanti del partito democratico.
Noi riteniamo che tutti i militanti e simpatizzanti dei partiti del centrosinistra hanno la netta sensazione che sia finita una pagina della storia e che occorra aprirne un'altra.
Se questa nuova storia politica sarà quella del Partito Democratico o quella di una nuova formazione della Sinistra che si propone di rimuovere il DS dal pantano in cui si è arenato è il fattore discriminante del problema, con il quale devono oggi fare i conti i democratici di Sinistra.
Decidere. Discutere anche aspramente, sapendo che dopo occorrerà trovare comunque percorsi da continuare a fare insieme.
Creare spazi di discussione sulle idee e i progetti ci sembra la strada che consentirà di ridurre le lacerazioni inevitabili prodotte da un congresso di questo tipo.
Apriamo la discussione con una nostra intervista ad Achille Passoni -


In sezione a discutere di Partito Democratico di Alfonso Capone Roma


LA telefonala è di quelle che non ammettono repliche: «Ci devi essere, sei memoria storica della sezione, esempio per i giovani, patrimonio per il Partito». Confesso che le parole dell'autorevole personaggio al telefono mi hanno un po' lusingato e inorgoglito; invitato a presenziare un convegno per la costituzione del Partito Democratico. Ascoltare, e dibattere, le tesi esposte da un autorevole Ministro di area cattolica ed un sottosegretario ulivista. Ci vado.
In anticipo sull'arrivo del Ministro arrivo in sezione. Luogo di dibattili accesi, di feste per le vittorie, di pianti amari per le sconfitte; scuola di vita per me e per tanti della mia generazione di cinquantenni. Qui ho attaccato manifesti, ciclostilato volantini.
«Vuole riempire la scheda d'adesione, per favore? Si accomodi? Venga." Ringrazio e mi guardo intorno. Qui tutto è nuovo, riverniciato, in ordine. In bagno acqua calda e fredda asciugamani elettronico, a norma. Ma le pareti sono completamente spoglie: sul loro giallo ocra non appare che qualche manifestino, incorniciato a giorno, che annunzia la nascita del nuovo Partito Democratico. Vado nella stanzetta laterale dove erano depositate le «cose»: manifesti, secchi, pennelli, vecchie foto incorniciate, striscioni, e simboli che hanno segnato la vila di tabti di noi. Sto cercando la foto di Enrico Berlinguer. Per anni mi ha accollo con quei sorriso indimenticabile, avvolto nella giacca a vento colore giallosole. Domando a qualcuno, mi rispondono con sorrisi e «non so» imbarazzati.
Improvvisamente, l'autorevole personaggio della telefonala, mi prende sotto braccio. Davanti ad un caffè che sa di fiele, mi parla in modo accoralo e convincerne. So che ha ragione lui; ne ha da vende-re dì ragioni, il mio giovane amico. Ma io ho bisogno di restare solo, adesso: devo pensare, voglio riflettere. lo rassicuro, ci salutiamo, ci abbracciamo. Lui capisce, mi sorride bonario. «Vienimi a trovare» mi dice, mentre si allontana, «mandami una e-mail».
Mi dirigo a piedi, verso la fermata del tram; un'auto blu con sirena al seguito si ferma in doppia fila davanti alla «Sezione». Dall'interno mi giunge il rumore di un applauso fragoroso.

di Alfonso Capone Roma

1 commento:

Marenda ha detto...

You write very well.